Successo per "L'Olandese volante", primo titolo della Stagione lirica di Lecce
By Eraldo Martucci,
on 15-02-2009 15:32
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Foto: Claudio Longo
"Der Fliegender Hollander" apre ed è successo: il primo capolavoro di Richard Wagner, titolo inaugurale della 40ma stagione lirica della Provincia di Lecce, è stato infatti accolto da calorosi applausi l’altra sera al teatro Politeama Greco (si replica questa sera alle 18). Allestita in coproduzione con il teatro Vorpommen di Stralsund, l’opera è stata eseguita in lingua originale tedesca con i sottotitoli che scorrevano su un display.
Il ritorno a Wagner un secolo dopo l’unico allestimento realizzato a Lecce – il "Lohengrin" del 1906 andato in scena nella traduzione italiana – avrebbe però meritato un pubblico più numeroso di quello presente l’altra sera. Ovviamente questa constatazione nulla toglie alla bontà della scelta del direttore artistico Filippo Zigante, che ha continuato così a proporre, dopo "Samson et Dalila" di Camille Saint-Saëns e "Rosenkavalier" di Richard Strauss, titoli poco consueti o addirittura inediti per il pubblico salentino.
L’esecuzione di un’opera wagneriana è sempre irta di numerose difficoltà, ma il risultato complessivo dell’"Olandese volante" è stato apprezzabile. Merito intanto dei due protagonisti, la bravissima Susan Neves, al debutto nella parte di Senta, e l’altrettanto autorevole Duccio Dal Monte nel ruolo del titolo. Efficaci sul piano interpretativo Andrè Eckert nella parte di Daland e Gianluca Zampieri in quella di Erik. Completavano il cast Monica Wäckerle e Saverio Bambi, rispettivamente Mary ed il Pilota.
Convincente la direzione di Tetsuro Ban alla guida dell’Orchestra della Fondazione "Tito Schipa". Il Coro lirico di Lecce, diretto con notevole maestria da Francesco Pareti, si è dimostrato all’altezza del difficile ruolo anche nel temibile terzo atto.
Il regista Anton Nekovar ha disegnato uno spettacolo essenziale e pulito, con l’ausilio delle scene di Susanne Thomasberger e dei costumi di Christine Becke. L’ouverture è il momento che inequivocabilmente librettista e compositore vogliono lasciare all’autosufficienza espressiva della musica, ma si è comunque rivelata interessante l’idea del regista di far sembrare la storia frutto dell’immaginazione di Senta bambina, che compare appunto nell’ouverture e alla fine dell’opera.
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