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Successo per Don Bucefalo al Festival della Valle d'Itria E-mail
 

By Eraldo Martucci, on 22-07-2008 09:21

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“Don Bucefalo” diverte e convince: la nuova “riscoperta” del della 34ma edizione del Festival della Valle d’Itria si è infatti chiusa l’altra sera a Martina Franca tra l’entusiasmo del pubblico che gremiva l’atrio del Palazzo Ducale (si replica questa sera alle 21).
L’autore è Antonio Cagnoni, nato a Godiasco, Pavia, nel 1828, e morto a Bergamo nel 1896, compositore che nella folta schiera degli operisti minori dell’Ottocento italiano, spesso ingiustamente dimenticati, occupa un posto di rilevo.

Scrisse infatti numerose opere che incontrarono il favore del pubblico soprattutto nei teatri di Torino e Milano. Solo una ebbe però un notevole successo, “Don Bucefalo”, composta nel 1847, ad appena 19 anni, come saggio finale dei suoi studi al Conservatorio di Milano.

Il lavoro rientra appieno nella grande tradizione dell’opera buffa italiana, in particolare in quel filone teatrale e musicale che fa dell’ironia su se stesso e che deride il melodramma. Aveva iniziato nel 1720 Benedetto Marcello con “Il teatro alla moda”, un feroce “pamphlet” verso il mondo teatrale veneziano dell’epoca, in primo luogo verso il “Prete rosso” Antonio Vivaldi. Ma è una satira, quella di Marcello, che va al di là delle circostanze che la determinarono, e diventò piuttosto un attacco aperto al melodramma in generale ed ai vezzi ed agli isterismi di tutti coloro che gli ruotano attorno.

Su questa strada si misero Carlo Goldoni, Metastasio, i fratelli Gozzi, ai quali vanno aggiunti i gustosi ritratti musicati da Mozart nel “Der Schauspieldirektor” del 1786, da Cimarosa, in quello stesso anno, nell’“Impresario in angustie” e da Valentino Fioravanti nelle “Cantatrici villane” del 1799, dal cui libretto Calisto Bassi trasse quello per “Don Bucefalo”, opera che si rifà allo spirito di Rossini e Donizetti.

Omogeneo e ben affiatato il cast che ha visto primeggiare, nel ruolo del titolo, il basso-baritono Filippo Morace. Bravi anche gli altri interpreti: il soprano Angelica Girardi, il tenore Francesco Marsiglia, il soprano Mizuki Date, il mezzosoprano leccese Francesca De Giorgi, il baritono Graziano De Pace ed il tenore Massimiliano Silvestri, la cui voce è apparsa però un po’ debole. Ottima la direzione di Massimiliano Caldi sul podio del’Orchestra Internazionale d’Italia, buona la prova del Coro Slovacco di Bratislava guidato da Pavol Prochazka. Il regista Marco Gandini, con le scene di Italo Grassi ed i costumi di Silvia Aymonino, ha firmato uno spettacolo gustoso ed ironico, senza mai calcare la mano, ambientato nella Roma degli anni 50.

 

   
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