| By Eraldo Martucci,
on 12-05-2008 08:05
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Quello straordinario periodo tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento, che vide fiorire una irripetibile generazione di ugole d’oro (in verità in alcuni casi non sempre stilisticamente e tecnicamente irreprensibili), perde un’altra esponente di assoluto rilievo, Leyla Gencer, morta la notte di venerdì scorso all’età di 80 anni nella sua casa di Milano. Il soprano turco, stella della Scala per quasi un trentennio ed una delle ultime dive del belcanto, dopo l’abbandono del palcoscenico nell’83 era diventata responsabile artistico dell’accademia di perfezionamento per cantanti lirici del teatro milanese.
La notizia della scomparsa della cantante è stata resa nota dalla Scala, che l’ha ricordata definendola «una delle voci più emozionanti di ogni tempo». «Non solo la Scala, suo teatro e sua seconda casa, ma l’opera stessa chiude con lei anni di splendore irripetibili», si legge ancora in una nota del teatro. Il funerale si terrà questa mattina alle 11 nella chiesa di San Babila a Milano. «L'ultimo saluto a Leyla Gencer - informa ancora la Scala -. avverrà con le parole della religione che lei, figlia del vicino Oriente, cantò con passione e verità nelle pagine dei grandi musicisti della storia». Leyla Gencer, nata a Çubuklu, in Anatolia, nella regione del Bosforo, dopo aver studiato canto al Conservatorio di Istanbul e ad Ankara con il soprano Giannina Arangi-Lombardi, ha debuttato in Italia nel 1953, al Teatro San Carlo di Napoli, nel ruolo di Santuzza in “Cavalleria rusticana”, replicando il successo nella stagione successiva con “Madama Butterfly”.
Diede prova di eccezionale versatilità eseguendo alla Rai, tra il 1955 ed il 1958, “Werther”, “Trovatore” e “Anna Bolena”. In quelli stessi anni debuttò in America, in Argentina, a Salisburgo ed al Maggio musicale fiorentino, nel ’57 approdò alla Scala nella prima rappresentazione dei “Dialoghi delle Carmelitane” di Poulenc”, tornandovi con il “Mefistofele” ed il “Don Carlo”.
Dal 1964 accentuò la specializzazione nel repertorio belliniano e donizettiano e, pur non dimenticando Verdi (indimenticabile la sua Lady Macbeth) ed estendendo il repertorio ad opere del Seicento e Settecento, si identificò sempre più con il melodramma del primo Ottocento. Di lei si è detto che è stata emula di Maria Callas, il che è vero senz’altro per il repertorio affrontato e per la qualità dell’accento e dell’interpretazione, che ne hanno fatto un’attrice cantante eccezionale per temperamento, fantasia e fraseggio. Il timbro forse non era così attraente come quello delle sue coeve Joan Sutherland e Monserrat Caballè, ma la personalità musicale era notevolissima. La voce all’inizio della carriera era piuttosto chiara ma con il passare degli anni diventò più scura ed incisiva, ad onta però di una disuguaglianza tra i registri.
E’ sorprendente semmai che una voce di tale caratura ed importanza storica sia stata ingiustamente trascurata dalla discografia ufficiale. Fortunatamente rimangono le numerose incisioni live che la ritraggono nei vari momenti della sua carriera, e non mancano neanche alcuni video come “Il trovatore” Rai del 1957 accanto a Del Monaco e Bastianini, e l’“Aida” del 1966 all’Arena di Verona assieme a Bergonzi e alla Cossotto.
A Lecce la ricordiamo come presidente della giuria ad un’edizione di circa vent’anni fa del concorso “Tito Schipa”, ma la sua permanenza durò poco perché se ne andò dopo soli due giorni sostituita da Elena Suliotis.
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