Mancava a Lecce da ben quattordici anni, e per questo ritorno la lunga attesa è stata premiata dai calorosi applausi che alla fine hanno accolto l’altra sera, in un gremito Politeama Greco, la prima del "Nabucco", il capolavoro verdiano che ha inaugurato la 41ma stagione lirica della Provincia di Lecce. Due le repliche: questa sera alle 18 e dopodomani alle 20.45.
L’emblema dell’opera è diventato il celeberrimo "Va pensiero" (da Rossini definito "aria per coro"), non a caso l’altra sera richiesto ed ottenuto come bis anche in virtù della buona esecuzione del Coro lirico di Lecce adeguatamente condotto da Francesco Pareti. Ma la compagine salentina si è ben disimpegnata pure nelle altre pagine dove emergeva tutta la dimensione corale e universale rappresentata dal popolo ebraico in schiavitù. Di livello anche la prova offerta dall’Orchestra Sinfonica "Tito Schipa" ben diretta da Enrico Dovico.
Nell’impervio ruolo di Abigaille, tra i più difficili scritti per la corda sopranile, si è cimentata Paoletta Marrocu, abituale frequentatrice del personaggio, risolto vocalmente meglio negli acuti alla prova generale (in particolare nel do non scritto da Verdi nella cabaletta del secondo atto). Sul piano interpretativo si è confermata padrona della scena con una mimica di grande espressività. Nelle due repliche canterà invece il soprano Alessandra Rezza, che nell’antigenerale si è segnalata per la possente voce.
Al suo fianco il Nabucco del baritono Carmelo Corrado Caruso, autore di una buona prova che ha trovato il suo momento migliore nell’aria finale "Dio di Giuda". Bella e profonda la voce del basso Boris Martinovich, emersa in particolare nell’aria "Tu sul labbro dei veggenti". Corrette le performance del tenore tarantino Massimiliano Chiarolla (Ismaele) e del mezzosoprano Eufemia Tufano (Fenena).
Quanto all’allestimento firmato da Ludek Golat, in tempi dove di moda sono le regie d’avanguardia o provocatrici, fa effetto vedere uno spettacolo dal profumo del "buon tempo antico" in perfetto stile "Casa Ricordi".
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