| By Eraldo Martucci,
on 04-08-2008 14:28
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Il celebre e dissacrante giudizio dello scrittore e premio Nobel George Bernard Shaw sull’opera lirica - “quella rappresentazione in cui il tenore cerca di portarsi a letto il soprano, ma c’è sempre un baritono che glielo vuole impedire” – si adatta perfettamente anche al “Pelagio” di Saverio Mercadante, l’ultimo lavoro scritto dal grande compositore pugliese e rappresentato con notevole successo l’altra sera a Martina Franca per la 34ma edizione del festival della Valle d’Itria (replica questa sera alle 21).
Solo che nel terzetto protagonista della vicenda, ambientata nella penisola iberica del 718 (a Gijòn e nelle Asturie) durante gli scontri tra arabi e spagnoli, il baritono che vuole impedire l’unione tra soprano è tenore è il padre di lei, Pelagio, il duce spagnolo ritenuto morto. Sua figlia Bianca aveva infatti sposato l’arabo Abdel facendosi promettere pace e tranquillità. Ma quando ritorna Pelagio viene da lui ripudiata. Il dramma individuale finirà in tragedia con l’omicidio - suicidio di Bianca e Abdel.
L’opera, dopo la prima napoletana del 14 febbraio 1857, e successive rappresentazioni a Milano e Lisbona, è stata eseguita nel nostro tempo una sola volta, tre anni fa ed in forma di concerto, a Gijòn. Decisamente meritoria perciò l’idea di Sergio Segalini di proporla in forma scenica per far gustare l’indiscutibile bellezza di diverse pagine musicali che, senza imitarle, riecheggiano nello spirito quelle di Verdi e Donizetti.
Buona l’esecuzione grazie all’ottima direzione di Mariano Rivas sul podio dell’orchestra Internazionale d’Italia, all’efficace prova del Coro Slovacco di Bratislava guidato da Pavol Prochazka, ed alla corretta performance del terzetto protagonista: il tenore Danilo Formaggia, il soprano Clara Polito ed il baritono Costantino Finucci, quest’ultimo il meno brillante scenicamente.
Sobria, essenziale e funzionale la regia di Jean-Louis Pichon, con le scene di Alexandre Heyraud ed i costumi di Frederic Pineau.
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