| By Eraldo Martucci,
on 12-04-2008 23:42
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 Grandissima serata quella che ha regalato al pubblico leccese Krystian Zimerman, il musicista polacco considerato una leggenda vivente del pianoforte che al Politeama Greco ha concluso, giovedì 10 aprile, il tour pugliese che aveva toccato nei giorni precedenti Bari e Taranto. Teatro abbastanza pieno e pubblico in “religioso” silenzio ad ascoltare quel raro connubio tra tecnica eccezionale e libertà d’interpretazione.
Il programma prevedeva la Partita in do minore BWV 826 di Bach, la Sonata op.111 di Beethoven, i Quattro pezzi op. 119 di Brahms e le “Variazioni su un tema polacco” di Karol Szymanowski. Ma, come è noto, il grande pianista non sempre lo rispetta ed anche a Lecce c’è stata una variazione, così come a Bari e a Taranto.
Un programma che rappresentava una sorta di compendio del suo esteso repertorio che spazia da Bach fino alla musica contemporanea trovando il suo punto d’elezione soprattutto in Beethoven e Chopin. E la sua carriera internazionale prese il volo proprio dopo la vittoria al concorso “Chopin” di Varsavia nel 1975. Da allora ha collaborato assiduamente sia in concerto che in sala di registrazione con direttori del calibro di Abbado, Barenboim, Bernstein, Giulini, Haitink, Karajan, Mehta, Muti, Ozawa e Previn. Il concerto si è aperto con Bach, il compositore che più di qualsiasi altro ha saputo guardare al patrimonio dei propri predecessori e contemporanei di diverse nazionalità, creando però uno stile inconfondibile che si riscontra nella sua immensa produzione, catalogata nel 1950 da Wolfang Schimieder con una famosa numerazione che siglava ogni pezzo con la scritta BWV, “Bach Werke Veirzeichnis”, ovvero “Indice delle opere di Bach”. La Partita in do minore BWV 826 fa parte delle sei per clavicembalo che formano la prima parte della “Clavier-Ubung”. Il termine poteva indicare, tra l’altro, una suite strumentale di danze o una serie di variazioni. La n. 2 ha sei movimenti invece dei sette delle altre, e si conclude con un “Capriccio” al posto della consueta giga. Brano peraltro splendido e di non facile esecuzione che ha ovviamente esaltato le qualità di Zimerman al termine di una bellissima ed elegante esecuzione.  Grazyna Bacewicz Il programma è proseguito con la sonata n.32 op.111 di Beethoven, composta tra il 1820 ed il 1821, ma completata più tardi e pubblicata due anni dopo. I soli due movimenti della sonata hanno scatenato una serie di ipotesi sul significato di questa scelta, ad anche Wagner non mancò di far sentire la sua interpretazione. Anche in questo caso un’esecuzione autorevolissima ed affascinante.Nella seconda parte, al posto dei Quattro pezzi op. 119 di Brahms, Zimerman ha eseguito una sonata di Grazyna Bacewicz, la compositrice, pianista e violinista polacca nata nel 1909 e morta nel 1969, praticamente sconosciuta in Italia. Anche in questo brano, come in quello conclusivo di Karol Szymanowski, il pianista polacco ha fatto sfoggio del suo notevole virtuosismo. Ovviamente calorosissimi applausi alla fine ed un bis, una Mazurka di Chopin. |
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