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"Il re pastore" di Piccinni ha inaugurato il 34mo Festival della Valle d'Itria E-mail
 

By Eraldo Martucci, on 19-07-2008 09:30

Views : 1337

 

Si è chiusa tra applausi calorosi “Il re pastore” di Niccolò Piccinni, l’opera inaugurale della 34ma edizione del Festival della Valle d’Itria andata in scena l’altra sera a Martina Franca (replica questa sera alle 21). Complici però il freddo ed il vento sempre più pungenti nel corso della serata, e la lunghezza eccessiva del lavoro presentato nella sua integralità senza tagli ai recitativi, il pubblico, numerosissimo all’inizio, si è lentamente assottigliato a partire dalla fine del secondo atto, intorno a mezzanotte.
Tutto questo nulla toglie ovviamente alla bontà dell’iniziativa di un festival che, sotto la direzione artistica di Sergio Segalini, ha consolidato quel posto di primissimo piano tra i più importanti festival del panorama internazionale, diventando un appuntamento attesissimo tra i “melomani” di tutto il mondo per la qualità e la rarità delle proposte.

Quest’anno la scelta è caduta sull’“inedito” di Piccinni,  il musicista barese di fondamentale importanza nella storia musicale del settecento europeo che morì nel 1800 nel sobborgo di Passy, famoso perché diventò la residenza parigina di Rossini. Piccinni compare per la terza volta nel cartellone del Valle d’Itria, dopo “La Cecchina” del 1990 e “Roland” del 2000.

La prima assoluta del “Ra pastore”, come ha rilevato il musicologo Lorenzo Mattei, si deve collocare al 1765 al San Carlo di Napoli, con protagonista Giuseppe Aprile, il celebre castrato di Martina Franca, e non alla Pergola di Firenze il 27 agosto 1760, teatro quest’ultimo che aveva tenuto a battesimo il suo capolavoro, “La Cecchina”.
In realtà il libretto fu scritto da Metastasio nel 1751, su richiesta dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, per il compositore di corte Giuseppe Bonno, e fino alla fine del Settecento fu ripreso da diversi musicisti, per un totale di venticinque composizioni. Tra queste, oltre a quella di Piccinni, anche quelle di Giuseppe Sarti, Johann Adolph Hasse, Christoph W. Gluck, Pietro Alessandro Guglielmi e Mozart che la scrisse nel 1775 su commissione dell’arcivescovo di Salisburgo Collaredo in occasione dell’arrivo in città dell’arciduca Massimiliano Francesco.

L’opera di Piccinni contiene diverse bellissime pagine come il quartetto finale del secondo atto e l’aria di Elisa nel terzo, “Io rimaner divisa”, applaudita a scena aperta grazie all’ottima interpretazione del bravissimo soprano Maria Laura Martorana, sicuramente la migliore del cast. Complessivamente buona anche la prova dell’altro soprano, Daniela Diomede, nella parte di Tamiri, ed efficace l’Alessandro delineato da Nicola Amodio. Tra i due falsettisti è stato più convincente il contraltista Razek Francois Bitar come Agenore, mentre è apparso più in difficoltà il sopranista Massimiliano Arizzi nel ruolo di Aminta.

Sul podio della buona orchestra Internazionale d’Italia è salito il maestro Giovanni Battista Rigon, la cui direzione è risultata positiva, con tempi però a volte lenti. Interessante la regia di Alessio Pizzech che, con l’ausilio della suggestiva scena di Guido Fiorato – un gigantesco albero sradicato a simboleggiare, tra l’altro, i postumi della guerra di Alessandro Magno - ha lavorato molto e con efficacia sulla relazione dei personaggi. Non sempre pertinenti, invece, i movimenti dei figuranti.  

 

   
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