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Dino Foresio - Contrappunti - Aprile 2009 Una meritoria iniziativa editoriale dell'associazione culturale Nireo
Ascoltiamo i cantanti leccesi del 900
In un disco le voci famose e non del tempo di Tito Schipa
Quando si parla di Tito Schipa inevitabilmente il suo nome richiama alla mente la città di Lecce dove il futuro grande tenore nacque il 27 dicembre 1888 e ne custodisce la memoria. tuttavia i melomani salentini non hanno mai disdegnato ricordare, al fianco del genius loci, l'attività svolta da alcuni cantanti lirici "indigeni" meno blasonati, quanto a notorietà internazionale, ma che hanno contribuito a fare della città barocca uno degli ultimi baluardi del "belcanto". Del resto la passione e l'interesse con cui il pubblico, da oltre un secolo, segue la tradizionale stagione lirica che si svolge al Politeama Greco è un dato incontrovertibile.
Tramandare alle nuovo generazioni il patrimonio storico musicale del passato è uno dei compiti che si è prefissa la Nireo (un'associazione culturale fondata nel 2003 con l'aiuto delle fondazione Patrons of Exceptional Artists di Miami, Florida, che ha il suo punto di forza nell'organizzazione del Miami International Piano Festival in Lecce) la quale tra i suoi scopi fondativi ha quello della valorizzazione delle risorse inespresse del territorio pugliese e salentino in particolare, a rischio dispersione. Da questo convincimento nasce l'interessante pubblicazione del CD dedicato a "Le voci di Lecce. Cantanti leccesi del 900" distribuito dalla Hardy Classic, (prezzo di copertina 15€). Una occasione per far conoscere soprattutto a quanti ricercano nel passato nuovi stimoli culturali e musicali, alcuni cantanti lirici vissuti, non solo artisticamente, al tempo di Schipa. Le voci sono quelle, ai più sconosciute, del soprano leggero Vanna Camassa (in arte Vanna Massari), scomparsa qualche settimana fa a 94 anni, che aveva cantato al fianco di Schipa nel Werther, catturata in due registrazioni di fortuna che la vedono impegnata nell'"Ardon gli incensi" dalla Lucia di Lammermoor e nel "Sempre libera" dalla Traviata; del baritono leveranese Luigi Demitry (1898-1981) molto apprezzato negli anni Trenta, un po' dovunque ma in particolare nei teatri sudamericani, come interprete del Rigoletto, qui colto però alla fine della carriera (registrazioni amatoriali probabilmente uniche) quale solista in due "stazioni" della "Via Crucis" di Serafino Marinosci. Pagine, a nostro parere, che non consentono di valorizzare appieno le qualità di questo cantante che gli storici della vocalità hanno sempre individuato prevalentemente in una voce ampia e risonante, di quelle in grado di sostenere con attendibilità il repertorio otto-novecentesco.
Il mezzosoprano leccese Cloe Elmo (1910-1962), di cui il prossimo anno ricorre il centenario della nascita, conferma, in particolare nei brani tratti dal Trovatore al fianco di Beniamino Gigli,i suoi punti di forza nell'ampiezza del suono, nell'estensione in tessitura acuta, nel fraseggio intenso tali da renderla fortemente "competitiva" sia sul piano vocale sia su quello espressivo.
C'è poi un gruppo di tenori, per certi versi "agguerriti" a cominciare da Gustavo Gallo nativo di Nardò (1904-1992) impegnato in una elegante esecuzione della cavatina di Oronte "La mia letizia infondere" dei verdiani Lombardi alla prima crociata registrati per la RAI nel 1951; il leccese Franco Perulli (1899-1989) esempio di vocalità che si inserisce sulla linea Schipa-Valletti per lo smalto vocale, l'accento incisivo, anche se le pagine tratte dalla Linda di Chamounix (al fianco di Lina Pagliughi) sembrano le meno indicate per apprezzarne i meriti. Ancora il tenore di Melendugno Niceta Rizzo (1910-1982) che esegue en plein aire nel 1959 con supporto bandistico e slancio virile "O sole mio" e " La donna è mobile", mentre il leccese Franco Tafuro (1888-1943), cantante di estrazione verista sia nella tecnica sia nel gusto che non disdegnò cimentarsi anche in ruoli wagneriani, in "No pazzo son" dalla pucciniana Manon Lescaut, sfodera una voce dal colore brunito e un temperamento ardente.
Cantanti tutti appartenenti alla generazione successiva a Tito Schipa la cui opera non va assolutamente dispersa anzi induce ad una ricerca ancor più rigorosa nel reperimento di altre fonti audio. E infatti proprio questo desiderio, altamente meritorio, ha spinto il pianista Francesco Libetta e il critico Eraldo Martucci a varare l'operazione di repechage di alcuni live e ripulitura di alcune delle registrazioni ufficiali ormai introvabili, in molti casi provenienti da collezioni private oltre che dall'archivio storico Schipa-Carluccio. Celebri arie d'opera si alternano a canzoni napoletane, a pagine sacre e persino a canzoni in dialetto leccese, una delle quali "Beddha e trista" composta proprio da Tito Schipa. Il cd è completato da un booklet contenente dei brevi curricula dei cantanti, qualche foto d'epoca. Tecnicamente è ben realizzato tenuto conto, in alcuni casi, della precarietà dell'originale. |