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L'incanto lirico che sa di Salento E-mail
Antonio Farì - QuiSalento - Marzo 2009

Che la voce di Tito Schipa incarni l'anima musicale di Lecce, è cosa nota: l'in-canto che rende visibile (udibile) lo spirito del "genius loci". Non tutti sanno, però,  che quel "genius" porta anche le sembianza di altre voci, che completano il quadro di una costellazione nella quale il grande astro è il centro più luminoso. Insomma, la storia di ieri mostra la scansione di una vocazione ampia e radicata, di una tradizione, di una identità. 

"Le voci di Lecce". Cantanti leccesi del '900" è il disco (edito da Nireo, patrocinio del Comune di Lecce e della Fondazione "Tito Schipa - Amici della Lirica") che mostra un ampio spiccio di quella costellazione, attraverso il restauro di rari documenti fonografici che restituiscono le voci di Cloe Elmo, Franco Perulli, Vanna Camassa, Luigi Demitry, Niceta Rizzo, Gustavo Gallo e Franco Tafuro, tutti cantanti lirici nati a Lecce o nel Salento e capaci di conquistare spazi a volte molto rilevanti nel panorama operistico nazionale e internazionale, grosso modo negli stessi anni in cui Tito Schipa trionfava nei teatri di tutto il mondo.

Questo disco naturalmente non richiede né un vaglio critico postumo né una classifica di valori, ma si lascia apprezzare nella sua evidenza documentale, tra arte e contributo alla ricostruzione socio-culturale di un'epoca (e in questa seconda direzione vanno anche letti alcuni frammenti del tenore Rizzo con accompagnamento di banda o del baritono Demitry con quello dell'armonium, o l'esecuzione da parte del tenore Perulli di canzoni leccesi).

Non c'è alcun dubbio, però, che nel caso del mezzosoprano Cloe Elmo parliamo di un'artista di spessore internazionale (negli Usa con Toscanini e sotto la sua direzione interprete di una straordinaria Quickly) della quale il disco presenta pagine dal "Trovatore" (tra cui la celeberrima "Stride la vampa") e pagine nelle quali si possono ascoltare anche le voci di Beniamino Gigli e Gina Cigna o si può gustare la "Serenata" (un Lied) di Strauss in traduzione italiana. Anche la caratura del tenore Franco Perulli fu di riconosciuto valore, come attesta il duetto dalla "Linda di Chamounix" insieme alla grande Lina Pagliughi, registrato negli anni '30 e riportato nel cd.

Il soprano Vanna Camassa è l'unica artista tra quelli presenti nella pubblicazione che ancora vive e, a 94 anni, dispensa agli allievi i suoi insegnamenti. Di lei rimane storico il "Werther" interpretato nel '39 proprio insieme a Schipa (che è stato il più grande Werther di tutti i tempi) al Teatro del Casinò di Sanremo, mentre il disco presenta l'interpretazione di due grandi classici del repertorio per soprano, quali il delirio di Lucia e "Sempre libera" di Traviata.

Il tenore Niceta Rizzo cantò al Politeama di Lecce e in diverse città italiane e di lui il disco presenta alcune performance con l'accompagnamento della banda, come accadeva in anni in cui tale realtà divulgava a beneficio di tutti il teatro lirico e la grande musica.

Pure interessante è il profilo di due tenori quali il neretino Gustavo Gallo (cantò con Maria Caniglia e Tito Gobbi e incise "I lombardi" di Verdi, così che nell'antologia troviamo l'aria (La mia letizia infondere vorrei", con la direzione di Wolf Ferrari) e il leccese Franco Tafuro (nato nel 1888, il più lontano cronologicamente della raccolta), apprezzato da Pizzetti e Mascagni e interprete anche di Wagner in forza della robusta fibra vocale. Del baritono leveranese Luigi Demitry sul cd sono riversati nastri amatoriali relativi all'esecuzione delle "Sette parole2 di Marinosci, ma la sua biografia dice che cantò in Europa e in sud America ed ebbe in repertorio importanti ruoli.

Come riconosce lo stesso progetto editoriale (frutto del lavoro di Francesco Libetta ed Eraldo Martucci) altre importanti voci avrebbero potuto essere testimoniate (Ugo Cantelmo, Ines Martucci, Diana Micelli), ma non è stato evidentemente possibile, almeno in questa produzione. In ogni caso, si tratta di una iniziativa che ha il merito di riconoscere e mostrare i punti attraverso cui si riannoda quell'amore di Lecce e del Salento verso il canto lirico e che autorizza oggi la richiesta affinché quella tradizione venga mantenuta e alimentata.

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