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L'epoca d'oro del belcanto salentino E-mail

Quotidiano di Lecce - 23 dicembre 2008

La riscoperta di grandi interpreti nel cd antologico "Le Voci di Lecce"

La storia dell'arte canora è sempre stata, come notò argutamente un critico, una storia di rimpianti per le ugole del passato e di sconsolata commiserazione per la decadenza vocale del presente. Un attegiamento, quello del "laudator temporis acti", presente già ai tempi del compositore Pier Francesco Tosi che nel 1723 scriveva disperato: "L'Italia non sente più le voci dei tempi andati!".

Affermazione sulla quale però non si può che concordare se si pensa all'esempio fornito dalla terra salentina tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. Sulla strada trionfale che il già grande tenore Tito Schipa iniziava a percorrere in quel periodo in tutto il mondo, fiorirono infatti a lecce ed in provincia numerosi cantanti che in alcuni casi si fecero apprezzare a livello internazionale, come Cloe Elmo e Franco Perulli, accanto ad altri che pur non raggiungendo mai grande notorietà, testimoniarono tuttavia, a vari livelli, un'epoca d'oro del belcanto salentino.
Epoca che ora rivive grazie al nuovo cd antologico "Le voci di Lecce - Cantanti leccesi del Novecento" prodotto ed edito da Nireo grazie ad un progetto condiviso dal Comune di Lecce e dalla Fondazione "Tito Schipa" ente morale. Il Compact è stato presentato ieri mattina a Palazzo Carafa da Adriana Poli bortone, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Lecce, da Anna Maria Perulli, dirigente dell'Ufficio Cultura, dal critico musical Eraldo Martuccie dal pianista Francesco Libetta, responsabili dell'associazione Nireo.
 
Sette cantanti presenti, ad iniziare da Cloe Elmo, il mezzo soprano prediletto da Artuto Toscanini che tra la fine degli anni Trenta ed i primi anni '50, bruciò le tappe di una straordinaria carriera dividendosi tra la Scala di milano e il Metropolitan di New York.

Ed ancora il tenore Franco Perulli, che ebbe il periodo di massimofulgore con il trasferimento in Amrica nel '37, e che in questa pubblicazione si fa ammirare, tra l'altro, per una commovente interpretazione di "Lucerneddhe de Santu Ronzu", la canzone vincitrice morale nel '35 della prima Sagra della canzone leccese. Era la suggestiva rievocazione della festa patronale che si faceva a lumi di lucerne quando ancora non esisteva la luce elettrica.

E poi ancora i tenori Niceta Rizzo, Franco Tafuro e Gustavo Gallo e il soprano Vanna Camassa (unica vivente) ed il baritono Luigi Demitry. Nell'antologia non è stato possibile includere alcuni nomi come quelli di Ugo Cantelmo (tenore nato a Lecce nel 1902, moro a Milano, dove si era trasferito da tempo, nel 1980), Ines Martucci (nata nel 1909), ma soprattutto Diana Micelli (nata a Lecce nel 1911 e morta nel 2005, che cantò spesso alla Scala con Tito Schipa).
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