| Scritto da Eraldo Martucci,
01-03-2008 23:00
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E’ in programma questa sera alle 18, al Politeama Greco, l’ultima replica di “Pinotta” e “Pagliacci”, il dittico andato in scena giovedì e venerdì scorso quale terzo titolo della 39ma Stagione lirica della Provincia di Lecce. Un dittico inedito perché al capolavoro di Leoncavallo, assente dal 1995, è stata affiancata non la consueta “Cavalleria rusticana”, ma la prima opera scritta dal compositore livornese, mai apparsa sulle scene leccesi.
La genesi di “Pinotta” risale infatti al 1881, anno in cui il
diciottenne Mascagni scrisse la cantata “In filanda”, su testo di
Alfredo Soffredini. Due anni dopo, per partecipare a un concorso di
composizione all’interno del Conservatorio di Milano, rifece la cantata
chiamandola “Pinotta”. Ma il lavoro di rifacimento si protrasse troppo
a lungo, e Mascagni non riuscì a consegnare in tempo l’opera.
Cinquant’anni dopo decise di rimettere mano al lavoro, che non era mai
stato rappresentato, facendo riscrivere il libretto a Giovanni
Targioni-Tozzetti e rielaborandone alcune parti. La nuova e definitiva
“Pinotta” andò in scena con successo a San Remo il 23 marzo 1932.
Nonostante una trama inconsistente e l’assenza totale di drammaturgia,
d’altronde inevitabile per la sua originaria impronta, l’opera contiene
molta musica gradevole, a volte un po’ sdolcinata, che anticipa alcuni
temi di “Cavalleria”. Dei tre protagonisti brava il soprano tarantino
Antonia Cifrone, efficace il basso Danilo Rigosa, mentre decisamente
sottono è apparso il tenore Walter Fernando Omaggio, con la voce in
perenne sforzo.
“Pagliacci” fu rappresentata con enorme successo al Dal Verme di
Milano, il 21 maggio 1892, sotto la direzione di Arturo Toscanini.
L’opera, il cui libretto fu scritto dallo stesso autore, contiene in
forma esplicita il manifesto programmatico della “giovane scuola”
operistica. Nel cast leccese ottime le prove di Nicola Martinucci,
Canio di asciutta espressività e con un registro acuto ancora notevole,
di Chiara Taigi, Nedda vocalmente e scenicamente ineccepibile, e di
Bruno Caproni, Tonio dal volume di voce imponente. Corretto Alessio
Potestio nella parte di Silvio e decoroso Alessandro Luciano nel ruolo
di Peppe.
Pur con qualche sfasatura, è stata vibrante e appassionata la direzione
d’orchestra di Susanna Pescetti che meritoriamente ha optato, in
“Pagliacci”, per la versione integrale con un bilanciamento tra la
partitura originaria (le ultime parole le pronuncia Tonio) e gli acuti
di tradizione. Meno efficace rispetto alle due precedenti prestazioni
la prova del Coro lirico di Lecce diretto da Laura De Troia, validi i
momenti del Balletto del Sud con le coreografie di Fredy Franzutti. La regia
è stata di Vincenzo Grisostomi Travaglini, con diversi spunti
interessanti in “Pagliacci”, ambientata in un odierno villaggio
turistico salentino, anche se non tutti gli aspetti sono stati
coerentemente risolti.
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Fuori i registi dal teatro
Scritto da: francesco (Utente) 02-03-2008 08:26