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Le frasi celebri del melodramma E-mail
 

Scritto da Eraldo Martucci, 01-04-2008 15:06

Visite : 1941

Image Melodie bellissime, indubbiamente, ma la perdurante popolarità di moltissime arie d’opera è dovuta anche a quei formidabili incipit del testo che rimanevano talmente impressi da diventare spesso proverbi. Da “Questa o quella per me pari sono” a “Tutto nel mondo è burla”, da “Madamina il catalogo è questo” a “La calunnia è un venticello” per arrivare a una “Una voce poco fa”, che dà il titolo al volume, edito da Hoepli, che raccoglie appunto 550 frasi celebri del melodramma italiano (ma non trascurando Wagner come veniva eseguito fino alla metà del Novecento, ovvero in italiano).

Lo ha scritto Eduardo Rescigno, già docente di storia della musica nei Conservatori di Parma e Como e autore di altri fortunati lavori nel campo operistico. Un libro molto interessante perché, come ha sottolineato Tullio De Mauro nella prefazione, mette in luce una storia parallela della lingua italiana.

Il teatro d’opera è stato infatti nell’Italia preunitaria uno dei pochi luoghi dove si parlava italiano.
Frasi che sono anche diventate titoli di romanzi, di canzoni e di film, come “Parigi o cara”, dalla “Traviata” di Verdi, ripresa da un bel libro di Arbasino, da un film di Caprioli e da una canzone di Vecchioni. O ancora l’aria “Mai devi domandarmi” dal “Lohengrin” di Wagner, titolo del libro scritto nel 1970 da Natalia Ginzburg e che raccoglie una trentina di scritto usciti su “La Stampa”. E si pensi ancora alla donizettiana “Una furtiva lacrima”, che si ascolta a lungo nel film “Match Point” di Woody Allen nella bellissima esecuzione di Enrico Caruso.

«Ai giorni nostri – sottolinea ancora De Mauro – verso l’italiano converge ormai oltre il 95% della popolazione, Ma quelle parole, pur perduta la significatività che ebbero quando risuonavano in un ambiente ancora completamente dialettofono e poco o niente scolarizzato, quelle parole, tuttavia, conservano il valore di parole bandiera dell’italianità e dell’identità linguistica collettiva, seconde forse soltanto alle parole ed ai versi emblematici della “Commedia” di Dante».

   
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