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Grande successo per la seconda dei Vespri siciliani al Regio di Parma E-mail
 

Scritto da Eraldo Martucci, 17-10-2010 16:34

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C’era molta attesa per la prima replica dei "Vespri siciliani", secondo titolo del Festival Verdi 2010. La prima del 10 ottobre aveva infatti avuto un esito contrastato per via di alcuni "incidenti", come ad esempio l’improvvisa indisposizione del tenore Fabio Armiliato, annunciata però solo alla fine, che aveva comunque cantato pur in evidente difficoltà. Ed anche la prova di Daniela Dessì non era stata accolta benissimo.

Ma per quelle magie che solo in teatro possono capitare la sera del 13 ottobre, nel gremito Teatro Regio di Parma, è andata in scena una delle più avvincenti esecuzioni di questi ultimi anni, salutata non a caso dall’entusiasmo al calor bianco del pubblico, anche quello del temibile loggione.

"I Vespri siciliani" è un’opera di grande interesse che mette in rilievo un Verdi tutto teso alla sperimentazione, soprattutto a livello di orchestrazione. Alcune pagine sono, in questo senso, davvero notevoli, a cominciare dalla bellissima ouverture che enuclea splendidamente alcuni dei temi più belli che verranno ripresi nel corso della vicenda.

La trama è semplice. Sullo sfondo della lotta tra siciliani e francesi, che ha il momento culminante nella celebre rivolta dei Vespri a Palermo nel 1282, s’intreccia la vicenda amorosa tra Elena, nobildonna patriota siciliana, e Arrigo, simpatizzante per gli isolani ma che poi si scopre essere il figlio del governatore francese Monforte, governatore francese. Dopo un fallito tentativo di congiura, tutto sembra risolversi in una generale pacificazione con il matrimonio tra i due giovani, ma Giovanni da Procida, capo dei ribelli, solleva la folla e dà inizio all'eccidio dei francesi.

Andato in scena in francese per la prima volta nel 1855 a Parigi, fu rappresentato in Italia solo nel 1864 alla Scala, in versione italiana senza i ballabili, la stessa con la quale si diffuse ovunque e che è stata scelta in questa edizione del Festival.

Ad inizio serata lo speaker ha annunciato prudentemente che Fabio Armiliato, interprete di Arrigo, era ancora parzialmente sofferente (una labirintite) ma in realtà nessuno se ne è accorto avendo egli sfoggiato una prestazione superba che ha trovato i suoi punti di forza nel caldo fraseggio e nella sicurezza degli acuti. Accanto a lui la sempre convincente Daniela Dessì, che nel ruolo di Elena mette in mostra toni e accenti accorati e che solo nel bolero trova qualche difficoltà vocale.

Voce di grande possanza quella del basso giacomo Prestia nella parte di Procida, e straordinaria l’interpretazione di Leo Nucci nel ruolo di Monforte, reso con nobiltà d’accento tipicamente verdiana sullo sfondo di una voce ancora perfettamente integra.

Ottima la direzione d’orchestra di Massimo Zanetti ed eccellente la prova del coro istruito da Martino Faggiani.

Quanto alla regia di Pierluigi Pizzi, come sempre anche autore anche di scene e costumi, forse non è tra quelle più memorabili che abbia fatto, ma certamente si fa apprezzare per la sua chiarezza e semplicità.

   
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